I VERI NANI

Circa quindici anni fa, Luigi Aprile e io abbiamo cominciato a raccogliere tutti i nomi di nani che ci venivano in mente e che soddisfacevano due regole ferree: i nomi dovevano terminare in "olo" e avere l'accento sdrucciolo, come i famosi sei nani della versione di Biancaneve di Walt Disney (il settimo nano, Dotto, non rispetta queste regole). Ne venne fuori un elenco di una settantina di nomi, alcuni veramente buffi.

L'idea era quella di scrivere una storia per ogni nano da riunire in un libro per bambini (o per adulti, data la natura osè di qualche nome). Non se ne fece nulla

Riparlandone recentemente, abbiamo deciso di riprendere l'idea e scrivere finalmente queste storie che, corredate di disegni, potrebbero essere raccolte in un volumetto per bambini. Chissà se riusciremo nell'impresa.

Quella che segue è la storia di Tòrsolo, scritta nel 2005. Ho solo colorato lo schizzo originale che feci a suo tempo.

TORSOLO

 

Come certamente saprete, i nani nascono sotto i cavoli nelle notti di plenilunio. La scienza non ha mai potuto dare una spiegazione a questo fatto, e così ha preferito ignorarlo del tutto (avrete notato che i giornali e la televisione non ne parlano mai).

 

Torsolo nacque circa 150 anni fa in una splendida notte di Aprile sotto un cavolo del bosco di Crespiatica. Cosa ci fanno i cavoli nel bosco, direte voi? Ma sono messi lì apposta da Madre Natura affinché i nani possano nascere, é evidente. E come facciamo noi a sapere queste cose? Beh, anni fa ho avuto un incontro casuale con un nano, un certo Brugolo. Sono rimasto così affascinato dall'incontro che ho deciso di dedicarmi completamente allo studio dei nani e del loro habitat. Il risultato di queste ricerche è riassunto in questo libriccino, corredato con i ritratti dei nani che ho schizzato sul posto (i nani non si lasciano mai fotografare; perfino Walt Disney ha dovuto fare un film a disegni).

 

Ma torniamo a Torsolo. Appena nato, come tutti i nani, Torsolo era già della normale statura nanesca, circa 50 centimetri, corredato di barba e vestiario appropriato (del corredo dei nani parleremo in un altro capitolo). E come tutti i nanetti appena nati sapeva parlare, camminare e fare tutte le normali attività nanesche. Ma con una fondamentale differenza rispetto a un nano adulto: non aveva ancora un nome.

 

Dovete sapere che i nani nascono tutti uguali, e a parte il colore del vestiario, appena nati non si riesce assolutamente a distinguerli l’uno dall’altro. All’inizio, si chiamano tutti semplicemente “Ehi nano!”, con tutta la confusione che ne deriva. Il nome definitivo viene appioppato più tardi dal consiglio dei nani e rispecchia la caratteristica più saliente del nano in questione (questo sistema é stato poi adottato dagli indiani d’America, che però erano un pò prolissi e sceglievano nomi tipo “Colui Che Guarda La Luna Cantando Con Il Vento Nei Capelli).

 

Nel caso di Torsolo (o meglio, quello che sarebbe poi diventato Torsolo) le cose andarono in questo modo:

 

Appena aprì gli occhi, cominciò a guardarsi intorno, anche se non ci si vedeva molto visto che il mattino era ancora lontano e la luna era nascosta dalle foglie del cavolo. “Che ci faccio qui disteso in mezzo a queste foglie del cavolo?” si domandò. Quindi si alzò sulle gambotte malferme e cominciò a muovere qualche passo circospetto, tastando il terreno molliccio con la punta del piede. Dopo qualche breve girovagare intorno al cavolo, si sedette su un sasso e cominciò a grattarsi la zucca. “Ma guarda té che situazione.” si disse, “ Sono qui da solo nel cuore della notte, non si vede un cavolo, o meglio, si vede solo un cavolo, e magari tra un po’ piove.... Oppure potrei prendere freddo.... E se camminando vado a finire in un burrone?...E se arrivano i lupi?.... E se...“

 

Non che nel bosco di Crespiatica ci siano i lupi, al massimo qualche volatile mezzo stordito, ma bisogna capire che uno appena nato che si trova in un posto del cavolo, può anche diventare apprensivo.

 

Arrovellato da questi lugubri pensieri, il futuro Torsolo cominciò a mangiucchiarsi distrattamente l’unghia dell’indice destro. E più il tempo passava, più si preoccupava, e più si mangiucchiava l’unghia. Finita l’unghia dell’indice destro, passò al medio, e poi all’anulare, e poi al mignolo e al pollice. Esaurite tutte le unghie della destra, consumò in breve tempo anche quelle della sinistra. A questo punto aveva cominciato a prenderci gusto, e visto che aveva anche un pò di fame, cercò qualche altra parte del proprio corpo da rosicchiare. Le unghie dei piedi gli sembrarono la scelta più logica, ma, come succede a tutti i nani, era impedito dal raggiungerle dal notevole giro di vita di cui era dotato.

 

Così, senza pensarci due volte, anche perché gli era già venuto il mal di testa a furia di pensare alle possibili tragedie che lo attendevano, cominciò a rosicchiarsi la pancia tutt’intorno, un morsetto alla volta, masticando metodicamente.

 

Insomma, nel giro di un’oretta, il nostro Torsolo si era ridotto come lo vedete: una bella mela rosicchiata. E questo gli valse il nome con cui oggi é conosciuto dalla comunità nanesca.

 

C’é da dire che la cosa ha anche i suoi lati buoni: per esempio gli uccellini sono felicissimi di ripararsi dalla pioggia sotto le sue spalle-ombrello, consuma meno vestiario e soprattutto può vantarsi di essere il nano più magro in circolazione; un vero figurino.

 

In questa storia ci deve essere una morale, ma al momento non mi viene in mente. Forse la storia del prossimo nano sarà più educativa.